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La mia testa è ancora lì


di Ennio

Io sono uscito il 12 marzo; è una delle date che non scorderò facilmente perché la notizia è arrivata inaspettata, improvvisa  mentre con tutti i fratelli si era impegnati nella battitura alle inferriate per cercare di dare voce alla paura che ci aveva preso e ci cresceva dentro man mano che le notizie di quanto stava accadendo fuori ci venivano confermate dai colloqui telefonici che avevamo con i nostri cari.

Forse sarà perché sono trascorsi  pochi giorni o per il fatto che si è costretti a stare a casa, ma la mia testa è ancora lì con un'apprensione crescente ogni qualvolta sento gli aggiornamenti che i vari servizi danno sull'evoluzione di questa inarrestabile pandemia che sta mietendo vittime tra persone in misura di circa un migliaio al giorno.
Ecco ora che ho la possibilità di avere qualche notizia in più rispetto a prima è accresciuta in me la consapevolezza del rischio e  del reale pericolo che si sta correndo lì dentro, dove spazi e igienicità dei locali sono esattamente all'opposto di quello che  viene richiesto-raccomandato-imposto.
Non posso sottacere che anche in questo tragico momento dove c'è in gioco la vita delle persone, i detenuti non esistono.
Un silenzio assordante ha coperto questo problema; nessun giornale o servizio televisivo ha citato la possibilità di un'ecatombe all'interno delle carceri dove il sovra affollamento costringe esseri umani a convivere ammassati in spazi angusti.
No la stampa libera di questo paese deve assecondare l'orientamento del sistema e quindi è inutile dare informazioni di questo tipo, al limite quando ci saranno i morti il solo numero servirà a fare statistica; e poi dove si dovrebbero mettere questi scarti della società? 
Sono uscito in un momento particolare, sono felicissimo per aver dato ai miei familiari un ulteriore motivo di tranquillità, ma dentro di me ho stampato i volti dei miei compagni che urlano il loro diritto alla vita. 
Ho già scritto due volte per avere notizie e per dare qualche informazione non filtrata perché stando all'interno di quel luogo la limitazione allo scambio di notizie è una delle privazioni più sentite.

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